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Dipinti e Disegni Antichi

martedì 25 maggio 2021, ore 15:00 • Roma

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Joos van Cleve (Kleve 1485 - Anversa 1541) e atelier

Adorazione del Bambino

Stima

€ 20.000 - 30.000

Lotto venduto

€ 37.460

I prezzi di vendita comprendono i diritti d'asta

Informazioni

olio su rame
cm 87 x 83

Provenienza

Collezione privata italiana dalla seconda metà dell'Ottocento; e giunto per successione ereditaria agli attuali proprietari.

L’inedito dipinto su rame, di singolare qualità ed impatto visivo, è una replica, probabilmente autografa, dell’Adorazione del Bambino di Joos van Cleve conservata a Copenhagen, Statens Museum for Kunst (inv. N. KMSsp2), di analoghe dimensioni, databile dopo il 1515 (olio su tavola di cm 86,5 x 85,5). 

Dell’Adorazione del Bambino di van Cleve è nota un’altra versione, realizzata in collaborazione con il figlio Cornelis, che si conserva alla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda (inv. n. 810), eseguita su tavola e di misure pressoché identiche agli altri due dipinti (cm 87 x 88,5; cfr. M. Friedländer, Early Netherlandish Painting, IXa, Leida- Bruxelles, 1972, nr. C.1, in cui lo studioso riferisce l’opera a Cornelis, in collaborazione con il padre entro il 1541, anno della morte di quest’ultimo). 

La fortuna di questo prototipo è testimoniata da altre opere attribuite alternativamente al figlio Cornelis van Cleve e alla bottega di Joos, tra cui la versione più grande finora conosciuta (di cm 108,9 x 82,9), conservata  al John and Mabel Ringling Museum of Art di Sarasota (inv. no. SN 201), di evidente derivazione dalla versione tedesca.

Rispetto al dipinto danese e a quello offerto nel lotto, la versione di Dresda presenta alcune differenze nei partiti architettonici dello sfondo in cui si nota una minore classicità: al di là delle mura della città una torre con una stretta finestra di gusto medievale campeggia al posto della costruzione circolare con arcate cieche di classica evidenza, presente nelle altre due versioni. Fa da quinta sul margine destro del dipinto, oltre la tenda mossa dal vento, il cielo con volatili, mentre negli altri dipinti menzionati si erge un alto ed antico muro in pietra. 

Del tutto assente nell’opera di Dresda e nelle altre derivazioni dell’Adorazione del Bambino è il particolare del bucrano, che, nel presente lotto, orna la colonna su un alto plinto a sinistra, simbolo dell’antichità classica. 

Il motivo centrale della composizione è rappresentato dalla Vergine in atto di svelare il Bambino Gesù. Si tratta di una dotta citazione della Madonna del diadema blu di Raffaello, oggi al Musée du Louvre, Parigi (inv. n. 1497), conosciuta sicuramente tramite il cartone che Tommaso Vincidor realizzò per gli arazzi da tessere a Bruxelles, commissionati da papa Leone X e destinati ad arredare la Sala di Costantino e la Sala del Concistoro in Vaticano. Il sommo Raffaello era considerato nel Rinascimento fiammingo di Joos van Cleve un “modern classic”, contemporaneo nel tempo e quindi moderno a tutti gli effetti, ma già classico - senza tempo, si potrebbe aggiungere - come l’antico. 

Tipicamente fiamminga nel caso di questa versione è la grande lastra di rame usata (cfr. sull’argomento: J. Wadum, Antwerp copper plates, in Copper as canvas: two centuries of masterpiece paintings on copper. 1575-1775, New York 1999, catalogo della mostra, pp. 93-116). 

A partire dal Rinascimento, infatti, Anversa era diventato un centro fiorente non solo per le botteghe di pittori, ma anche per l’editoria e necessitava una abbondante produzione di lastre di rame ad opera della Gilda dei fabbri e degli artigiani del rame.

La scelta del rame fu evidentemente dettata dalla destinazione dell’opera per il mercato estero, in quanto i dipinti su rame risultavano più resistenti e meno esposti ai danni dovuti all’umidità o ad altri possibili imprevisti dei viaggi a lunga distanza. D’altra parte, la superficie liscia della pellicola pittorica applicata sul metallo creava effetti di estrema finitezza e perfezione, esteticamente molto ricercati all’epoca. 

La permanenza del dipinto in una collezione privata italiana negli ultimi cento anni non può essere una risposta alle domande riguardanti la sua provenienza ab antiquo, ma rappresenta senz’altro un importante tassello nella sua storia recente e rende quest’opera un unicum nella produzione del Leonardo delle Fiandre in terra straniera. 

Siamo grati alla professoressa Julianna Ágoston dell’Università Elte di Budapest e al dottor Vilmos Tátrai, direttore emerito del Szépművészeti Múzeum di Budapest, per l’assistenza nella catalogazione del presente dipinto.

Il dipinto è offerto con Attestato di Libera Circolazione.


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